La Bellezza dell'Ozio e l'Inganno del Fare - Vivo Come Voglio
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La Bellezza dell’Ozio e l’Inganno del Fare

la bellezza dell'ozio

Mi capita sempre più spesso di parlare e scrivere di Dolce Far Niente, di Tempo per Non-Fare, di stare a Fare-Nulla, di Cazzeggio Consapevole e cose così.

In pratica quella che può sembrare una mega esaltazione dello stare in ozio …e che di fatto lo è!

Sono davvero e profondamente convinta che il Non-Fare sia uno di quegli aspetti della vita tanto importante quanto trascurato e ingiustamente denigrato.

Tutto ciò che è agire, ovvero il fare che va nella direzione “realizzo i miei obiettivi”, nasce da un congruo spazio/tempo dedicato al Non-Fare.

Ma l’espressione che appare negli occhi di chi mi sente dire cose tipo “oggi me ne sono stata una buona ora a Fare-Nulla” è chiarissima ed inequivocabile e sa quasi sempre di invidia mista a biasimo.

Invidia nei mie confronti perchè mi permetto questo lusso (ai suoi occhi) e lo sbandiero pure.

Biasimo non per me, ma per il concetto in sé di fare niente. Un biasimo che nasce dal bisogno di proteggersi ma che alla lunga più che proteggerti finisce con l’ucciderti.

“Fai presto tu a dire, ma io ho questo quello e quell’altro da gestire seguire portare avanti, io devo lavorare 15 ore al giorno e poi quando arrivo a casa c’è questo, quello, quell’altro e se non lo faccio io non lo fa nessuno e insomma io il tempo per mettermi lì a fare niente a sonnecchiare a guardare le nuvole non ce l’ho!”

Tra un attimo torno su questa frase e sul concetto del “biasimo per proteggersi” prima però vediamo da dove arriva l’idea che Far-Niente sia una brutta cosa.

 

Il Far-Niente, l’ozio, le panciolle e i Vizi

“Ricordati che l’ozio è il padre dei vizi” tuonava sempre qualcun* appena da ragazza mi mettevo lì una mezzora a far niente.

E credo che anche tu abbia sentito questa o simili frasi chissà quante volte.

Che poi, non so tu, ma io mi sono spesso chiesta che relazione ci fosse tra lo starsene per un po’ in panciolle e i vizi. E anche cosa diavolo fossero questi “vizi” che verrebbero generati dall’ozio.

Fumare? Bere troppo? Giocare d’azzardo? Questo mi veniva e ancor viene da associare alla parola “vizio”, ovvero tutte cose che associo al non essere in pace con sè stesse e non certo con un po’ di sano ozio!

Sano Ozio Sì e non certo vizioso. Perchè la parola OZIO viene dal latino “otium” cioè “autium” e significaSTO BENE”.

Ozio veniva usata in contrapposizione a NEGOTIUM (nec-otium = occupazione, travaglio) ed indicava il non operare, il riposo dalle occupazioni, il momento di quiete da alternare a quello di operatività.

Insomma l’oziare è in sintesi una cosa nobile quanto estremamente importante e di cui oggi abbiamo decisamente necessità se non vogliamo venire fagocitate dalla frenesia del “Fare fine a sè stesso” che ci stanca fino ad esaurirci senza lasciarci nulla che abbia davvero valore.

Non ho trovato riferimenti precisi riguardo alla nascita del detto che biasima l’ozio e chi lo pratica ma si mormora che risalga al tempo in cui i filosofi e i dotti passavano ore e giorni in cerca di ispirazione e risposte e quindi in apparente Ozio, cosa che dava ovviamente fastidio a chi si guadagnava da vivere con attività a base di fare e sudare.

Tornando alla comune associazione far-niente = brutta cosa, “L’ozio è il padre dei vizi” non è l’unica frase anti relax che ci hanno inculcato sin da piccole.

Anche espressioni come “dolce far niente” o “stare in panciolle”, nonostante siano meno da pulpito, vengono spesso inserite in frasi tipo “comodo eh il dolce far niente! ma non ti ci abituare troppo!” o “quando hai finito di startene in panciolle qui c’è da fare questo, quello e quell’altro” ovvero frasi che mirano a denigrare il far niente e nel contempo lasciano trapelare fastidio, invidia e biasimo per l’altrui stato di quiete.

E se ci pensi questo è ben buffo, perchè non c’è libro di auto aiuto o crescita personale che non si dilunghi a spiegare come il prendersi del tempo per far niente sia importantissimo e portando ad esempio di ciò il modus operandi in tal senso di personaggi illustri e di successo, quello con la S maiuscola.

 

Il Far-Niente, la paura e il biasimo

Appurato che ad oziare non si fa proprio nulla di male e che, anzi, nel corso dei secoli il Fare-Niente è stato tenuto in alta considerazione e largamente praticato proprio da quelle che consideriamo tutt’ora le Menti Brillanti che hanno cambiato e tutt’ora cambiano il mondo.

Appurato anche che a portarci sempre più vicino ai nostri Voglio e alle nostre mete è l’Agire e non il fare, fare, fare sempre di corsa e sempre in ritardo e che le Azioni migliori da Agire ci arrivano durante il Tempo del Non-Fare , vediamo un po’ quali sono le 2 grosse paure che si nascondono dentro il nostro continuo fare facendoci sentire in colpa ogni volta che stiamo in ozio.

 

1. PAURA DEL GIUDIZIO (degli altri e interiore)

Ci hanno talmente inculcato in testa sin da piccole le associazioni “oziare > vizioso” – “fare, fare > virtuoso” – “le brave bambine/ragazze/donne sono virtuose” che se ci fermiamo a non-fare ci sentiamo subito puntate dal Grande Dito Accusatore del Popolar Giudizio:

“Guardatela, è lei, è quella creatura brutta e meschina che invece di spaccarsi la schiena 28 ore al giorno se ne sta lì a fare niente alle volte anche per un’intera ora ogni settimana… ma verrà il santo Giudizio e se la porterà via nelle fiamme dell’eterna perdizione quella donnaccia che si permette di bighellonare senza ritengo infangando così il buon nome e la memoria di tutte le sue ave e della sua progenie”.

Occhei l’ho un po’ caricata, ma neanche tanto!

L’idea che “fermarsi a riposare” sia riprovevole è davvero così profondamente radicata nella maggior parte delle donne da impedir loro di prendersi del tempo per sè stesse, per staccare un attimo, per occuparsi del loro benessere mentale oltre che fisico, foss’anche solo per mezzora al giorno.

Parlo di donne qui non perchè in questo blog sempre scrivo al femminile e mi rivolgo alle donne, ma perchè gli uomini sti problemi qui mica se li fanno. Loro il loro “Tempo per Non-Fare” se lo prendono senza nemmeno stare a calcolarlo e se lo stra-godono e fanno benissimo!

Le donne invece no. Le donne se per dieci minuti non hanno da fare se lo inventano il da fare pur di continuare a fare e si creano delle menate veramente assurde per cose che alla fine ma chi se ne frega, fino ad arrivare a occuparsi di faccende di cui a loro in realtà non importa solo perchè hanno in testa la voce della mamma/nonna/zia che dice qualcosa tipo “ma se dovesse venire qualcuno cosa penserà che non hai nemmeno fatto il letto?”

Insomma un piccolo grande demone che si avvinghia a tutte le donne di tutte le età. Frasi del tipo “se non lo faccio io… se non ci penso io… devo per forza fare…” le dicono donne con 5 figli, 1 marito, 2 ex, cane, gatto e canarino esattamente e nello stesso modo che donne felicemente single libere, senza figli, genitori, nipoti o pesci rossi di cui occuparsi.

In tutto ciò per quale diavolo di un motivo poi dovrebbe arrivarmi a casa una persona a sorpresa che oltre a non essersi annunciata si permette pure di andare in camera mia a vedere se e come ho rifatto il letto, è domanda che non ha mai ricevuto chiara risposta. Come non ricevono risposta tutte le domande che mettono in discussione principi che non hanno alcun senso ne ragione d’esistere.

 

2. PAURA DEL VUOTO

Ma la paura del giudizio, per quanto massiccia e limitante possa essere, è comunque nulla rispetto alla paura più spaventosa di tutte: il Vuoto Cosmico ovvero trovarti all’improvviso con abbastanza tempo per guardarti dentro e attorno e scoprire che quello che vedi non ti piace e che nella vita che stai vivendo non ci stai più dentro.

E allora fai, fai, fai e appena all’orizzonte intravvedi uno spazio libero corri ad inventarti la qualunque pur di riempirlo di fare, fare, fare.

Un fare perpetuo a base di cose che per tre quarti non ti interessa fare e che non ti servono e che non sono per te e che nessuno alla fine ti ha mai chiesto di fare e di cui nella maggior parte dei casi non frega a nessuno.

Ma per te quel fare, fare, fare e correre a fare è un bisogno che è diventato una dipendenza. Ti stai drogando di fare per non fermarti a pensare e quando qualcun ti dice “Sì va beh ragazza, ma rilassati ogni tanto e prenditi una pausa, che se anche ti fermi un attimo il mondo va avanti lo stesso” per non rischiare che il fermarti ad ascoltare incrini il fragile equilibrio in cui sei, non solo ti tappi le orecchie ma magari inizi anche a dar contro a chi ti tende la mano e che dal tuo punto di vista malato di quel momento vuol portarti alla perdizione.

Ed ecco allora quella cosa del Biasimare per Proteggerti di cui parlavo all’inizio.

Appena qualcun comincia a dirti o, peggio che peggio, a mostrarti che prendersi del Tempo per Non-Fare si può ed è sacrosanto e fa benissimo al corpo come alla mente, per proteggerti entri nella modalità “l’ozio è il padre dei vizi e le bambine viziose fanno una brutta fine, ma io non sono come te, io sono una brava bambina e le brave bambine non stanno in ozio…”

E questo per un po’ ti protegge …fino a quando ti uccide!

Ti uccide nel corpo creando nel tuo corpo malattie che abbiano il potere di fermarti oppure ti uccide nell’anima, rendendoti una indaffaratissima e sempre di corsa zombie che non-vive nel Qui ed Ora affannandosi nell’illusione della raccolta punti per un paradiso che non c’è.

 

 

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