Il Sacrificio degli Alberi, il Tempo del Riposo e i Riti Perduti - Vivo Come Voglio
come le onde del mare
Come le onde del mare – il Tempo per guardarti dentro
29 ottobre 2018

Il Sacrificio degli Alberi, il Tempo del Riposo e i Riti Perduti

Alberi e Angeli

 

Il bello della vita è che scorre a ondate.
Ogni ondata ha un inizio, quando il mare pian piano si ritrae dalla spiaggia, un momento di piena, quando l’onda è alla sua massima altezza e inizia correre verso la riva e una fine, quando l’onda si infrange sulla spiaggia.
Il bello di questo movimento è che è un ciclo continuo dove ogni morte (l’onda infranta) crea nuova vita (l’onda che nasce) in un eterno ed armonico continuum.
–  da “Come le Onde del Mare – Il Tempo per Guardarti Dentro” –

 

Preludio – L’Onda si ritrae

Inizio questo racconto con una citazione da quello precedente perchè c’è qualcosa di speciale nel modo in cui gli eventi si sono collegati.

Il cuore del racconto è vecchiotto. Scritto di getto a inizio anno, in un periodo di particolare stanchezza e bisogno di staccare, fermarmi, stare con me, è rimasto abbandonato a sé stesso nella cartella bozze fino a metà estate quando, dopo aver vissuto una “vera vacanza”, torno al lavoro riposata e ispiratissima, mi parte la fregola degli articoli a tema “Non-Fare” e realizzo che quella bozza starebbe benissimo come ultimo articolo della serie.

E fu sera e fu mattina, siamo al 22 Ottobre (2018), io sono in Valle, seduta su una panchina in riva al fiume in un breve tempo per non-fare tra due laboratori di Danza dell’Anima, baciata da un sole così caldo da stare in maniche corte.

E’ in quel momento pausa nel mezzo di un periodo densissimo che decido di programmare l’articolo perchè esca in automatico sul blog Lunedì 29 Ottobre, mentre io starò “passeggiando” tra le Torbiere del Sebino in una walking coaching.

Ma la vita scorre a ondate e quando arriva il mattino del 29 Ottobre altro che Torbiere!

Ho la febbre da quasi 3 giorni, sto bivaccando sul divano tra libri e quaderni alternando momenti di letture e chiridee scritti a momenti di riflessione passiva (leggi: gran dormite!), fuori piove da sadio quante ore di fila, ho appena deciso che è arrivato per me il tempo di prendermi una lunga pausa e quello è il momento in cui suona il promemoria per condividere l’articolo nei social.

Ed è quello il momento in cui mi trovo a pensare “Curioso questo fatto, un articolo di mesi fa e incentrato sul fermarti e prenditi del tempo per te che finisce con l’andare online proprio oggi

 

Tutto può cambiare in una sola notte

Piove. Piove da Venerdì notte e non accenna a smettere. Con il passare delle ore le piogge diventano sempre più forti ed insistenti, accompagnate da un vento a raffiche piuttosto forti.

Domenica sera i fiumi vicino a casa sono talmente carichi, impetuosi ed alti da far paura ma per ora gli argini tengono. Lunedì mattina c’è un momento di tregua, piove ancora ma a tratti e ad un certo punto sembra quasi che stia per uscire il sole. Ma dura il tempo di illudersi. Verso l’ora di pranzo riprende a piovere e la pioggia è sempre più forte, sempre più battente, il vento si alza sempre più impetuoso.

Sono circa le sei di sera quando una tromba d’aria attraversa un paese a pochi chilometri da casa, sradicando piante secolari e scoperchiando edifici. I fiumi sono sempre più alti, le linee sono disturbate, in molti paesi è saltata la corrente, da qualche parte iniziano ad esserci allagamenti seri e infiltrazioni nelle condotte dell’acqua.

Man mano che passano le ore i gruppi Facebook locali si riempiono di appelli, foto, filmati, gente che chiede cosa succede, gente che informa su cosa succede. Si vedono frane, strade spaccate, alberi divelti, case allagate, macchine sepolte, ponti crollati, fiumi che invadono le strade, macchine bloccate da alberi scivolati in strada, valli e paesi isolati… fa paura, fa davvero paura e il peggio, dicono, deve ancora arrivare.

Ed arriverà durante la notte, sotto forma di acque straripanti e raffiche di vento che viaggiano ad una media di 185 Km/h e che hanno picchi superiori ai 200 km/h, per poi attenuarsi man mano che la notte si trasforma in nuovo giorno.

Martedì mattina iniziano ad arrivare le prime foto fatte con la luce del giorno ed è come se ogni foto portasse incisa la stessa didascalia: “devastazione”.

Sono tutte da brividi ma tra tutte quelle che maggiormente attirano la mia attenzione e che mi tengono incollata allo schermo sono le foto degli alberi.

 

Come fuori così dentro

Ovunque immense distese di alberi che invece di salutare il giorno svettando verso il cielo sono lì, inermi, schiantati al suolo, creando sulle montagne grandi macchie marroncine, come se un enorme gigante avesse incautamente camminato sui boschi senza curarsi di cosa calpestava, come se una furia avesse giocato a shangai con gli alberi, come in un campo di battaglia tappezzato dai corpi di soldati di prima linea falciati da qualche inutile guerra.

Ogni foto, ogni filmato fa male al cuore eppure non riesco a staccare lo sguardo da quella devastazione, da quelle immagini che una parte di me si rifiuta di credere siano reali e cerca di registrare come “scene di un film” in stile catastrofico.

Quell’emozione sorda che sento dentro e che non trova nome, quella sensazione di stasi apatica è una lotta tra mente e cuore.

In un punto a mezza via tra gli occhi che guardano attoniti e il cuore che già lacrima, si è messa la mente che, per difendermi, anestetizza le emozioni cercando di farmi credere che ciò che vedo è lontano, non mi riguarda e forse non è nemmeno davvero accaduto…

Ora schiaccio refersh e questo casino scompare, ora schiaccio F5 e i boschi tornano come erano fino a poche ore fa, ora chiudo il pc e quando lo riapro…

 

Perché, quando succedono cose troppo brutte, ci mettiamo un pò ad accettarle, tanto che all’inizio non ci sembrano nemmeno vere. E mentre la testa prende tempo per capirle, il cuore ci diventa un pezzo di groviera. E’ così che succede.

– Chiara Gamberale  “Qualcosa” –

 

Esserci e Fare – il Bisogno e la Voglia

“Ma è accaduto e Io Voglio Fare Qualcosa per essere d’aiuto”, mi dico.

Così cerco freneticamente un modo con cui poter esserci ed essere d’aiuto e lo trovo e lo propongo in rete convinta che sia un’idea fantastica e invece è un grande flop. C’è qualcosa che non funziona in quello che sto proponendo ma non vedo cosa.

Mi serve un po’ per accorgermene. Serve che smetta di pensare e cercare di capire e agitarmi nel fare, serve che mi prenda un momento di non-fare e Lasciarmi Danzare ed ecco che arriva la risposta: l’idea in sé è buona ma non il suo perché.

Mi sto dicendo che “Voglio Fare Qualcosa” ma la verità è che “ho Bisogno” di fare qualcosa, ho Bisogno di sapere che sto facendo qualcosa, ho Bisogno di essere in qualche modo su in quella valle dove ora non sono, ho Bisogno di sentire che in qualche modo sono sulla riva del fiume che scorre nel bosco…

La chiamavo voglia ed invece era Bisogno, ma “il bisogno è solo un sogno: prima o poi finisce o comunque sfinisce” (ibid)Il bisogno è subdolo, è ottenebrante, è paralizzante a volte. Ti fa credere cose che non sono e ti impedisce di vedere quello che invece è.

Meglio allora che ti fermi e che stai nel silenzio e che entri nel Non-Fare. Piangi, ridi, corri, danza, dormi, urla, lasicati danzare così come viene. Lascia salire il dolore, lascialo uscire come sa.

Ho iniziato allora a danzare con quel dolore sordo e poi a Lasciarmene Danzare. E danza dopo danza facevo pace con quel buco nel cuore. E danza dopo danza il bisogno di fare qualcosa spariva mentre la voglia cresceva.

E’ in quel momento che la mente ha accettato di sentire ciò che il cuore e l’anima sussurravano sin dal primo istante.

Tanti disastri Sì, case rovinate, strade distrutte, anche alcune vittime Sì, ma gli alberi… gli alberi è come se si fossero sacrificati perchè noi rimanessimo. Come se avessero voluto attirare su di sè la Furia degli elementi perchè non si scaricasse sulle case e sulle persone. Come se si fossero fatti “sapazzar via” per proteggere noi.

 

Il messaggio degli alberi

Sento un messaggio forte in quello che è successo e nel sacrificio degli alberi in particolare.

E’ un messaggio che chiama a raccolta e chiede attenzione. Dice il tempo per cambiare rotta è ora, poi sarà troppo tardi. Un appello a unire le forze e le voci e i cuori per creare luce e positività.

Sono caduti a migliaia perché ci Accorgessimo, si sono lasciati abbattere perchè iniziassimo davvero a fare qualcosa.

Questa volta sono caduti loro, a noi agire in modo che non ci sia una prossima volta, agire in modo che quelle terre ora senza alberi a frenarle, non ci travolgano.

Fermarsi! C’è tanta, tantissima necessità di fermarci, di ridurre la frenesia, di prendere pause.

Tornare ad apprezzare la vita senza sentire il bisogno di condividerne ogni momento sui social.

Tornare a guardarci intorno, a vedere cosa c’è attorno a noi, a respirare i profumi, a lasciar entrare i colori, le luci e le ombre, ad Accorgerci che “come è fuori così è dentro e come è dentro così è fuori”.

E’ una chiamata per tutti, ma credo lo sia a maggior ragione per chi percorre sentieri e cammini che portano alla Luce e alla Trasformazione di sè, come Te che stai leggendo e che sei arrivata fin qui nonostante la lunghezza dell’articolo!

Una chiamata a trovarci, conoscerci, unirci per generare tutti insieme un unico e continuo flusso di amore incondizionato con cui avvolgere noi stesse e questa Terra che ci ospita, veste e nutre.

Radunatevi operatori di luce. Siete tanti, molti più di quanto crediate. Siete forza, molto più di quanto crediate. Comunque chiamiate la tecnica che usate allineate la vostra Energia. Qualunque sia il nome che date alla Fonte di Tutto Ciò Che E’ rendete una le vostre preghiere.

Perché Tutto è Uno ed ogni cosa che accade riguarda tutte e ciascuna.

Questo stanno dicendo gli alberi

Non sei “indispensabile”, nessun di noi lo è. Ma sei Importante e importanti sono il tuo sentire e il tuo agire. Ciò che hai dentro lo porti fuori, lascia entrare Luce e Luce porta tutto attorno a te.

Questo stanno dicendo gli alberi.

Smetti di correre dietro a cose inutili, smetti di fare-fare-fare per motivi futili. A cosa serve tutto il tuo fare? Non è forse più importante per la tua vita Essere che fare. E nel tuo essere ci siamo noi.

Nel tuo Essere c’è la terra su cui cammini, il fiume che ti scorre accanto, le nuvole che corrono nel cielo, il sole che ti riscalda, la pioggia che rende fertili i campi, il vento che sussurra strorie nel bosco alle creature che hanno orecchie per ascoltarlo.

Nel tuo Essere ci sono le persone che incontri, i sorrisi che porti, le tue parole di gioia, i sogni che ti illuminano gli occhi e che per realizzarsi necessitano che ti fermi a contemplarli.

Questo dicono gli alberi

 

Gli antichi Riti e il tempo del Non-Fare

Radunatevi operatori di luce, allineate la vostra Energia, rendete una le vostre preghiere. Perché Tutto è Uno ed ogni cosa che accade riguarda tutte e ciascuna.

A questo servono i Riti, quei riti che in troppi avete abbandonato e un po’ alla volta dimenticato, a divenire Uno e nell’Uno effondere amore, a voi stessi e al mondo che vi ospita.

Tornate a Benedire la terra attorno a voi e ad amarla, riprendete a vivere il ritmo delle stagioni e a Celebrare i momenti di passaggio, i nodi principali del ciclo vita-morte-vita.

Tornate a dare e concedervi tempo. Prendevi il tempo per Essere, lasciate che la terra e le sue creature possano prenderesi il Loro tempo per Essere. Tornate a piangere con la natura e con la Natura a gioire. Tornate a fare Festa la vera festa, quella che protegge e celebra e vi ricorda che siete vivi.

Soprattutto Accorgetevi.

Accorgetevi di cosa avete attorno, di dove vivete, di come vivete, di chi siete e reimparate ad apprezzare, ascoltare ed amare voi stessi come il vostro vicino, ad ascoltare ed amare voi stessi come il fiume, la terra, la roccia, gli animali, il bosco e Tutto Ciò Che E’.

Accorgetevi che i Riti non sono “superstizione” come la chiamate ora ma scambio di energia e amore tra l’essere umano e la natura che lo circonda.

Accorgetevi che tutto può sparire in un solo attimo. Apprezzate ora ciò che vi circonda, godetene ora, amatelo ora, amatevi ora, perchè solo ora è il momento, solo ora esiste.

Questo il messaggio degli alberi

 

Finale

Che tutto questo disastro sia accaduto in quel momento particolare dell’anno che è Samhain, il tempo in cui la natura si ferma e resta in riposo ed ascolto mentre noi diventiamo, se possibile, ancora più frentici di quanto normalmente siamo è qualcosa di “curioso” che induce a fermarsi e a pensare.

Che mentre la natura urlava “Fermatevi” e nei gruppi e siti locali giravano foto, filmati e appelli, legati al disastro appena avvenuto, gran parte delle persone, trasmissioni radio nazionali comprese, fossero occupate a “dibattere”, con le solite inutili e sterili argomentazioni piene di inesattezze ed errori copia-incollate da chissà dove, se in Italia Halloween sì o Halloween no, è qualcosa di inquietante invece e comunque invita a fermarsi e pensare!

 

Samhain è passaggio, soglia, conclusione e inizio.
E’ conclusa la stagione del verde e inizia la vita del seme, il suo tempo nella terra prima della sua futura vita di pianta. E’ il tempo dell’ultimo raccolto, degli ultimi frutti, i più dolci e ricchi che ci sosterranno nel lungo inverno.
Samhain è l’inizio dell’attesa, del tempo interiore, della preparazione, del buio. Il tempo in cui i semi dimorano nella terra quieta. E’ il buio da cui tutto ha inizio, il silenzio da cui sorgerà la prima vibrazione, quel vuoto iniziale che deve essere, perchè possa compiersi la nascita.
Tempo prezioso e necessario. Tempo di riposo e di ascolto silenzioso.
Soglia di questo passaggio, del limitare tra vita, morte e vita, Samhain è porta aperta fra le dimensioni del tempo e delle esistenze. Custode di questa soglia è Ecate, antica dea che ne detiene le chiavi.
Nella danza della vita, Smahain è per noi il tempo del ritiro, dell’interiorità, l’occasione di andare nelle profondità del nostro essere. Per farlo, abbiamo bisogno di spogliarci di ciò che è esteriore, di lasciar andare quegli attaccamenti e aspetti di noi che non appartengono alla nostra essenza. E’ l’inizio del tempo in cui stiamo con noi stessi, per ritrovare il nostro nucleo prima di riaffacciarci di nuovo al mondo.

– tratto da Celebrare Samhain – http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_calend_samhain.htm

 

 

 

la suggestiva foto di copertina che ho chiamato”Albero o Angelo?” è di Non So Chi! 

(se la riconosci come tua scrivimi – grazie)

 

 

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