Piuttosto che niente, meglio piuttosto - Vivo Come Voglio
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Piuttosto che niente, meglio piuttosto

piutost che nient, l'è mej più toast!

“Piutost che nient l’è mej piutost” ovvero “piuttosto che niente è meglio piuttosto”.

Così recita un detto milanese. Un detto che ricorda il più conosciuto “chi si accontenta gode” e che, a mio avviso, può essere inteso in due modi: uno costruttivo e uno distruttivo.

Con costruttivo e distruttivo intendo che quel Accontentarmi può essere un “godere di ciò che ho e sfruttarlo al meglio” o un “farmi andar bene ciò che ho anche se è ben lontano da ciò che voglio”. La differenza è sottile ma importante, sta nel mio sentire più che nelle parole che uso e parla di qualcosa che mi sprona o che mi incatena, che mi spinge avanti o che mi trattiene dove non voglio stare. Tutto in base alla situazione in cui mi sto accontentando

Oggi ti racconto di come questo modo di dire possa essere costruttivo e spronante, lasciando il rovescio della medaglia ad un articolo successivo.

 

Quando accontentarsi è costruttivo

Ieri stavo lavorando alla scelta delle musiche per il prossimo [LINK] laboratorio di Danze dell’Anima.

In genere lo faccio mettendo il random alla cartella dei pezzi selezionati e danzando quello che arriva, lasciando così che sia la pancia e non la testa a scegliere quello che serve. È un modo di procedere che mi piace molto perchè dà sempre risultati inattesi e mi porta in dimensioni dove non potrei arrivare se mi limitassi a scegliere con la testa (come troppo spesso facciamo!)

E ieri, danzando in questo modo, sono arrivati, uno di fila all’altro, 3 pezzi particolarmente adatti ad un lavoro che voglio far fare come “compito a casa” alle donne del gruppo Danze dell’Anima.

Sono  però musiche con delle percussioni importanti, del tipo che se togli i bassi perdi parte dell’esperienza sonora e, nel caso delle Danze, del movimento che quella vibrazione ingenera. Sono brani, quindi, che andrebbero danzati suonandoli con un buon impianto stereo di quelli dove le casse danno il giusto risalto ai bassi e dove puoi regolare alti e bassi a piacimento.

E tuttavia “piutost che nient l’è mej piutost“.

Se sei nella possibilità di suonare questo tipo di musica al meglio è fantastico, ma piuttosto che non danzarli perchè non puoi apprezzare i bassi appieno è certo meglio accontentarti di quel che puoi sentire e lasciartene comunque danzare.

Meglio piuttosto” è, a mio avviso, un ottimo modo di porsi in tutte quelle situazioni dove quel che c’è ci permette di andare comunque avanti per la nostra strada, non sarà perfetto, non sarà il massimo ma intanto andiamo avanti.

E andare avanti, restare in movimento, mantenere l’accelerazione, è importantissimo in tutte quelle situazioni e fasi di vita in cui in cui rischiamo di usare la non perfezione o la non completezza come scuse per non andare avanti.

Un classico di quando abbiamo tirato fuor dal cassetto il nostro sogno “epperò mi manca questo, quello non è come penso dovrebbe, quell’altro andrebbe fatto meglio…” e intanto passano i giorni, mesi, anni e siamo sempre allo stesso punto.

 

Inizia prima di essere pronta

“Progress, not perfection” e “Start before you’re ready”
insegui il progresso non la perfezione e inizia prima di essere pronta.

Sono 2 motti chiave della scuola di business di Marie Forleo che ho frequentato. Due motti importantissimi perchè ti salvano dal passare la vita a cercare di raggiungere una perfezione pressoché impossibile senza mai dare avvio all’impresa che vuoi portare avanti.

Impresa che è qualsiasi cosa: il lavoro che vogliamo creare come il sogno che vogliamo realizzare, grande o piccolo che sia.

Sembra banale, ma dopo una vita passata in ambienti in cui ti viene insegnato che “se non sai farlo al meglio è meglio che non lo fai” iscriverti ad una scuola di Business dove al giorno zero la prima regola che ti danno è “Insegui il progresso non la perfezione” e la seconda è “Inizia prima di essere pronta” ha il suo impatto.

E il bello è che questi due, per me nuovi, paradigmi hanno lavorato talmente bene dentro che mi hanno permesso di cambiare completamente approccio alla parte lavorativa della mia vita ed essere qui ora a racontar di queste cose anziché a scrivere di antivirus, social media e creazione di siti web.

 

Un mio “Piuttosto che niente è meglio piuttosto”

L’ideale per creare i miei laboratori di danza, sarebbe avere una casa con un seminterrato o una mansarda di almeno 60 mq con un pavimento adatto a danzare, luce ed areazione ben studiate e calibrate, un bell’impianto stereo con le casse posizionate ad arte e magari anche insonorizzata a puntino così da non dar noia ai vicini quando alzo il volume a palla.

Nel momento in cui ho deciso di partire con questa impresa avevo a disposizione solo un normale soggiorno arredato in modo piuttosto arraffazzonato con quel che avevo portato dalla vecchia casa e un vecchio stereo degli anni 80 mono-cassa …perchè l’ampli aveva un pezzo rotto.

Che faccio? Rimando tutto a quando (chissà quando) avrò 60 mq ad hoc o mi accontento di quel che ho ora e lo faccio funzionare?

Anni fa probabilmente mi sarei raccontata che non si poteva fare. Ma allora vagavo per strade senza né cuore né anima. Ora invece sono sulla mia strada e così guardo bene il mio soggiorno e realizzo che intanto c’è molto più spazio di quanto ne avessi nella vecchia casa, dove comunque riuscivo a danzare, e che lo stereo mono-cassa è pur sempre meglio che le casse del tablet o delle cuffiette del mp3.

Piuttosto che niente meglio piuttosto Nadia” mi dico. E inizio a danzare nello spazio che ho e preparo me e preparo i primi laboratori …e ok non è il massimo ma intanto sto procedendo.

Danza dopo danza mi accorgo di un po’ di come posso migliorare quello che ho e risistemo l’arredamento in modo da creare un bel soggiorno accogliente e confortevole e nel contempo avere quei 5/6 mq di spazio libero in cui posso muovermi senza sbattere contro mobili o muri.

E scopro che proprio sotto casa ho un tecnico che si occupa anche di impianti stereo e che mi trova il pezzo che serve per far funzionare anche la seconda cassa.

Questo significa che mi accontenterò di questa soluzione in eterno?

Certo che No. Nella mia testa l’immagine della casa che voglio è ben presente e chiara e prima o poi l’avrò. Nel frattempo però usando quello che avevo sono andata avanti e i laboratori di Danze dell’Anima sono diventati una realtà.

 

Quando “Piuttosto che niente…” funziona

  • Piuttosto che rinunciare a dipingere perché non posso permettermi il materiale né men che meno uno studio, compro tele, pennelli e colori alla Lidl e metto il cavalletto al posto della sedia che fa da “porta panni da stirare”.
  • Piuttosto che rinunciare a scrivere il mio libro perché “non ho tempo” mi tengo blocco e penna, o un piccolo tablet, sempre in borsa e sfrutto il viaggio andata e ritorno dal lavoro sui mezzi pubblici.
  • Piuttosto che non imparare il tedesco perché non posso frequentare un corso, mi trovo un audiocorso e lo ascolto mentre vado in giro in macchina.
  • Piuttosto che non fare movimento perché non ho un parco abbastanza vicino, mi piazzo sul tappeto davanti al divano e seguo un Indoor Workout su Youtube.

Piuttosto che … qual è il tuo?

 

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