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Sempre lo stesso giro, mai lo stesso giro 

In quel tempo ero spesso ospite tra i colli bolognesi. La casa era in paese ma affacciava su una strada secondaria e tranquilla in fondo alla quale iniziava il sentiero che saliva per la collina. 

Per me e Joy, la mia bionda a 4 zampe, era una pacchia! Abituate alla grande città dove devi camminare le mezz’ore per trovare del verde, uscire di casa ed essere tra prati, fiume e piante e animali, in meno di 5 minuti aveva un che di magico e non perdevamo occasione per andarci.  

Ma il mio entusiasmo per queste passeggiate veniva spesso frustrato dalle mie ospiti, anche loro con cani da pascolare più volte al giorno, per le quali quel passeggiare in collina era la normalità e che rispondevano ai miei “che bello qua, che bello là, beate voi” con dei laconici “Sì bello, ma alla fine è sempre lo stesso giro. 

Ok sarà anche sempre il solito giro, pensavo, ma vuoi mettere con il solito giro che facciamo noi a Milano?! Vuoi mettere passeggiare qui tra la natura con la possibilità di incontrare anche animali dei più disparati e camminare in città tra cemento, asfalto, sporcizia, puzza e grigiume, per non parlare del traffico e delle orde barbariche di studenti che invadono marciapiedi e strade…  

Tornata in città riprendevano i soliti giri tra macchine e palazzi durante i quali mi capitava di chiedermi  se il mio entusiasmo per le passeggiate in collina fosse dovuto al fatto che per me erano qualcosa di straordinario e se, vivendoci in collina, avrei finito anch’io col pensare in modo annoiato “bello Sì,  ma sempre lo stesso giro.”  

Poi la vita ha preso un altro corso e un giorno ho lasciato la città e mi sono trasferita in un paese dove a pochi minuti da casa ci sono il fiume, il torrente, le vigne e, poco più in là, colline boscose e montagne.  

E qui, durante l’ennesima passeggiata tra vigne e fiume, ha preso a rimbalzarmi in testa quella frase “alla fine è sempre il solito giro” e mi sono guardata intorno e, cavoli No, non è mai lo stesso giro e non è nemmeno sempre lo stesso percorso. 

Le possibilità di variarlo il percorso sono tantissime e basta davvero poco per rendere ogni giro diverso.  

Basta percorrere l’anello una volta in un senso e una nel suo opposto per cambiare la prospettiva e vedere le “stesse cose” in modo diverso. Basta variare l’orario per vedere cose e persone e animali diversi. Basta fare pausa ogni volta in un punto diverso per cogliere scorci, luci e sfumature che le volte prima erano sfuggite.  

Basta guardarsi attorno staccando dai soliti pensieri per accorgersi che l’autunno è diventato inverno e poi primavera ed estate. Basta alzare lo sguardo e volgerlo attorno per riempire gli occhi e l’anima di colori e forme sempre diversi, per non parlare dei profumi. Basta lasciar vagare libero lo spirito e acuire i sensi per notare la lepre che corre, l’airone che passa a volo radente sul fiume, un riflesso di luce speciale, le anatre che riposano in un’ansa, una persona che passando ti sorride e saluta anche se non ti ha mai visto prima. 

Basta volersi accorgere delle piccole cose perché ogni giro sia diverso da tutti i precedenti sullo stesso percorso.  

Come facevano quelle mie ospiti di anni addietro a non vedere la magia che avevano attorno e ad annoiarsi dei loro giri in collina?!  

Quando la domanda è chiara la risposta non tarda ad arrivare.

Ed è arrivata in una mattina di noia esistenziale, una di quelle mattine in cui il grigio ce l’hai nella testa che va a braccetto con un borbottio annoiato sul genere pessimismo e fastidio o me misera, me tapina. Colazione, sgrumf, bagno, borbottio, vestiti, noia, scarpe, giacca, uff, Joy andiamo, guinzaglio, scale, che peso, portina, cancelletto, gira a sinistra, sporco per terra, borbotta borbotta, sosta cespuglio, cestino pieno, gira l’angolo, rumore, sosta aiuola, cartacce, gira l’angolo, sosta prato, questa è lunga aspetta che alzo la testa e mi guardo un attimo in giro e …WOW!  

La montagna si staglia rossa di alba su un cielo azzurro libera respiro, stormo di uccelli in volo che passa davanti ad uno spicchio di luna, nuvolette multicolor strategicamente posizionate ad unire cielo e montagna, in un quadro naturale di una bellezza che ti entra dentro e riempie l’anima. 

E tutto è diventato chiaro: non importa dove cammini né quante volte percorri la stessa strada. Importa solo come stai mentre cammini, dov’è la tua mente, dov’è il tuo cuore, dov’è la tua anima 

Quella mattina ero talmente avvolta dal mio grigiume interiore che ho camminato un buon quarto d’ora in un quadro magnifico senza nemmeno accorgermene!  

 

Se il tuo animo è annoiato, appesantito, imbruttito, se la tua capacità di osservare e accorgerti e lasciarti stupire è morta o quanto meno agonizzante, se la vita che vivi ti pesa al punto che difficilmente alzi lo sguardo dai tuoi piedi quando cammini, se il posto in cui sei non è il Tuo posto, se l’abitudine al lamento è diventata tale da mostrarti solo le cose che non vanno, puoi vivere e passeggiare nei luoghi più belli del mondo senza nemmeno accorgerti di quanta bellezza hai attorno. 

Se invece il tuo spirito bambino è ancora lì appostato dietro ai tuoi occhi, pronto a stupirsi di una foglia che cambia colore, di un fiore che cresce in una crepa del marciapiede, di una nuvola con una forma particolare, se la vita che vivi è la Tua Vita, se ciò che fai ti appaga, se la terra dove abiti ti appartiene, se hai imparato a permetterti di essere la parte più vera di te in ogni quando e dove, dovunque tu stia camminando sarà un posto magico pieno di segreti e piccole o grandi meraviglie che aspettano di rivelarsi a te che li sai guardare.  

 

Bello, bello. Sono io che faccio la bellezza e la diversità, fantastico. Posso fare cento volte lo stesso percorso e viverlo sempre come fosse la prima volta o farlo una volta sola ed esserne già annoiata.
Il mio stato d’animo, il come sto io e il come mi relaziono con ciò che ho attorno sono centrali, sono la chiave di tutto, bellissimo… eppure c’è qualcosa che non mi quadra, c’è una voce che mi ronza in testa insistendo che il posto in cui sei è importante e fa molta differenza. Ora la afferro, ascolto cosa ha da dire e poi torno a raccontare.

 

…continua nella prossima puntata 

 

 

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2 Comments

  1. fulvia ha detto:

    Sono anni che frequento le “stesse” montagne e faccio sempre gli “stessi” giri…. ma ogni volta, ad ogni stagione, ad ogni ripercorrere gli stessi sentieri, ritrovando gli stessi colori, gli stessi odori, lo stupore si rinnova.

    • Nadia ha detto:

      Grazie Fulvia per la tua testimonianza.
      Credo che la capacità di stupirsi ad ogni nuovo “stesso giro” sia strettamente legata all’amore. L’amore che proviamo per il posto in cui lo facciamo questo “stesso giro” e l’amore che proviamo per noi stesse e per la nostra vita… ma ne scriverò ancora, al prossimo “stesso giro” ispiratore 🙂

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