Il diritto di “far le cose in qualche modo” - Vivo Come Voglio
E se la perfezione fosse togliere?
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Il diritto di “far le cose in qualche modo”

panni stesi alla carlona

O lo fai bene o lascia perdere – se non sei capace lascialo fare a qualcun altro – se devi farlo in qualche modo non ti ci mettere neppure – le cose o si fanno bene o non si fanno – per farlo alla carlona fai a meno di farlo…

Quante volte ti hanno ripetuto questo concetto nelle sue possibili varianti italiane e dialettali?

Che poi, diciamocelo chiaro, quel “far bene” non è un semplice far bene ma è piuttosto la richiesta di “fare quella cosa in modo perfetto” che a sua volta significa: “fai quella cosa come io ho in mente che debba essere fatta”

Perché la perfezione di per sé non esiste. La perfezione non è un concetto oggettivo. La perfezione è nella testa di chi la rincorre ed è altamente soggettiva, proprio come quella faccenda della bellezza che non è nelle cose ma negli occhi di chi le guarda.

Così succede che tu sei lì che ti stai impegnando a fare una cosa che ti piace e che fai nel migliore dei modi che puoi ma che non è il migliore dei modi possibili nella testa di mamma, papà, maestra… e invece di venire apprezzata perché ti stai impegnando ti becchi il tuo supermega frustrante “per farlo così lascia stare che è meglio” che magari viene pure rincarato da un invito a fare qualcosa che, sempre nella testa del detrattore di turno, è “più utile”.

Così succede che tu sei lì che ti stai impegnando a fare una cosa che non ti piace e nemmeno ti interessa fare ma che fai per il quieto vivere o magari anche per il desiderio di essere utile e, di nuovo, non la stai però facendo in quel modo che ha in mente chi ti ha chiesto (imposto!) di farla e di nuovo eccolo il “sì, ma cerca di farlo bene se no lascia perdere va che mi fai solo perder tempo!” E lì il livello di frustrazione sale al punto che ti si accende dentro l’istinto omicida.

Istinto che si accende anche perché la rimostranza “lo stai facendo male” non è in genere accompagnata dalla spiegazione del come potresti fare quella stessa cosa meglio e con minor fatica o del perché fare quella cosa come ha in mente vada fatta mamma/papà/maestra è meglio di come la stai facendo tu.

Il vero problema, però, di questo tipo di frasi con cui ci hanno appestato l’infanzia e l’adolescenza e facilmente anche la prima giovinezza, è che si appiccicano addosso, anzi, peggio, ci si appiccicano dentro trasformandoci, spesso, in persone che in tutto quel che fanno si sentono inadeguate, non capaci, non all’altezza.

Ti si incrostano dentro queste “rimostranze abbassa energia” e vanno a far parte del bagaglio di frasi fastidiose della nostra giudice interiore, cioè quella petulante, irritante e onnipresente vocetta che ci parla nella testa nei momenti meno opportuni facendo del suo meglio per accendere in noi un buon po’ di senso di colpa, di senso di inadeguatezza e di frustrazione.

Morale, ci ritroviamo nei nostri ‘antanni che siamo ancora lì ad auto menarcela ogni due per tre perché non stiamo facendo qualcosa in quel fantomatico “unico modo giusto e perfetto” anche in situazioni in cui fare questo è davvero ridicolo.

A me è successo qualche giorno fa mentre mi rilassavo con un giochino sul tablet. Ero in uno di quei momenti in cui mi serviva sia staccare la mente che riposare il corpo e mi sono adagiata in poltrona con questo giochino che è un classico “Match 3” dove devi abbinare tre o più elementi dello stesso tipo fino a risolvere la sfida insita nello schema di quel livello.

Un classico di questi giochi è che qua e là ti si presenta l’occasione di abbinare gli elementi in modo speciale ricavando così oggetti che ti permettono di fare più punti o guadagnare tempo o risolvere lo schema più velocemente. Quel giorno però questi aiuti faticavo talmente tanto a vederli che ad un certo punto mi è risuonato in testa un “Sì, va beh, Nadia …per giocare così fai a meno!”

Solo che, diversamente da altre volte, me ne sono accorta subito e in quel momento questa auto-critica completamente fuori luogo, visto che lo scopo di giocare era rilassarmi e non certo stressarmi per battere qualche inutile record, mi ha talmente colpito che ho messo il gioco in pausa e mi sono risposta ad alta voce, proprio come se la critica venisse da qualcun fuori di me. “Ma stai scherzando?! Ma chissenefrega se sto giocando male!!!! Sono qui per staccare e rilassarmi mica per vincere il mongolino d’oro dei giochini! Sto giocando per il gusto di farlo e perché questo movimento mi rilassa e questo è il risultato che mi interessa non se gioco bene o male!” E poi ho riavviato la partita e ho continuato a giocare alla carlona in tutta serenità e iniziando a immaginare di scrivere questo articolo.

 

Articolo con cui voglio dirti soprattutto due cose

La prima cosa che voglio dirti oggi è che hai tutto il diritto di fare le cose in qualche modo, di farle così come ti vengono in quel momento. Hai tutto il diritto di fare le cose come ti pare, come riesci, come puoi. Hai tutto il diritto di fare le cose in modo diverso da come pretendevano le facessi quand’eri bambina o ragazza.

Hai tutto il diritto di colorare fuori dai contorni, di scrivere a cavallo delle righe, di infarinare mezza cucina mentre prepari una torta, di stare a giocare con le bolle di sapone mentre lavi i piatti, di fare qualcosa solo per il gusto di farla anche se sai già in partenza che quel giorno sei stanca e verrà meno bene di come ti riuscirebbe in un altro momento. E hai anche tutto il diritto di amarti al punto da scrostarti di dosso tutti quei “se non sai farlo…” con cui ti hanno intasato la mente e ammorbato la creatività e la gioia di vivere e buttarli nel gabinetto una volta per tutte.

 

La seconda cosa che voglio dirti oggi è che queste rimostranze limitanti che ci portiamo dentro sono un morbo con cui roviniamo non solo la nostra vita ma anche quella delle generazioni future (figli, nipoti, alunni, allievi…) pretendendo che facciano le cose come sembra perfetto a noi, senza nemmeno prenderci la briga di considerare il loro punto di vista.

E qui, se tu che leggi sei madre di una/un adolescente, ti faccio un accorato appello: se alza il sedere dal divano lasciando ciò che lei/lui ritiene importante anche se per te è stupido, e si alza per mettersi a fare qualcosa che tu ritieni importante ma che per lei/lui è solo noia e spreco di vita (come qualunque faccenda di casa!) apprezza il gesto, siine felice, ringrazia per l’aiuto e, soprattutto, evita di uscirtene con frasi tipo “per farlo così potevi farne a meno” solo perché tu avresti fatto quella cosa in modo diverso.

Sembra una stupidaggine, ma prova ad immaginare che posto migliore sarebbe il modo se fosse popolato da persone cresciute nella gioia e nella soddisfazione di sentirsi dire “grazie per l’aiuto” anziché nella rabbia e nella frustrazione di quei “per farlo a quel modo lì era meglio se lasciavi perdere” solo perché hanno steso il bucato usando le mollette a modo loro o si sono attardate a giocare con la schiuma mentre lavavano i piatti.

 

 

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