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La “Chiesa dentro” e la vita vera

Se sei una donna, nata e cresciuta in Italia da genitori italiani hai la Chiesa dentro.

Poco importa se vai a messa tutte le domeniche o se l’ultima volta che sei entrata in una chiesa è stato per il battesimo di tuo nipote, quello che adesso è sposato e con due figli che vanno a scuola.

Poco importa se sei andata al catechismo solo perché ti ci spedivano a calci o se ti sei talmente appassionata alla dottrina cattolica da essere poi diventata una catechista tu stessa.

Poco importa se credi nel dio dei cattolici o in quello di altre professioni e religioni o se non credi affatto che esista un dio o una dea

Se sei una donna, nata e cresciuta in Italia da genitori italiani hai la Chiesa dentro, e avere la Chiesa dentro non è per nulla una bella cosa. Perché avere la Chiesa dentro non ha nulla a che vedere con il credere in una qualche forma di divinità ma piuttosto con il vivere legata a delle catene di cui quasi non ti accorgi e che ti impediscono di Vivere con la V maiuscola.

Avere la Chiesa dentro significa essere impregnate da quasi 2000 anni di regole, modelli comportamentali, dictat, rigidità, norme e credenze iper-limitanti, tutte tese a farti sentire inadeguata, fuori posto, sbagliata, in colpa già solo per il fatto che sei nata e che sei donna, se poi appena appena fai o anche solo pensi qualcosa che esce dal seminato… anatema a te!

Ma non solo, avere la Chiesa dentro significa anche che, volente o nolente, hai nelle tue cellule quasi 2000 anni di regole, modelli comportamentali, dictat, rigidità, norme e credenze iper-limitanti che ti portano a guardare il mondo e la realtà che hai attorno in modo con occhi che non sono i tuoi e, così facendo, a giudicare e condannare tutte quelle che si tirano un po’ fuori, che vivono o mostrano vite diverse, che raccontano che c’è un’altra realtà.

Ce ne possiamo liberare da questa tara che ci portiamo dentro sin dalla nascita?

Sì, in buona parte sì anche se, a dirla tutta, se sei nei tuoi “ant’anni” e se appartieni a quel gruppo di donne che formano l’Avanguardia del Cambiamento, la Chiesa dentro è un innesto talmente radicato e profondo in te che liberartene davvero è una vera impresa perché per farlo non basta che diventi buddista o atea o che ti infili nella qualunque di corsi motivazionali e di percorsi di crescita personale e spirituale.

La buona notizia è che tu, diversamente da tua madre e dalla madre di tua madre, vivi in un tempo in cui puoi accorgerti di questa presenza ingombrante e asfissiante che hai dentro e adoperarti per liberartene.

Liberarti della chiesa dentro significa trasformarti completamente, significa imparare a riconoscere tutto ciò che viene da quell’imprinting che è la chiesa dentro e ribellarti ad esso nella sua completezza. Liberarti della chiesa dentro è, in certo modo, riscrivere stringhe del tuo DNA

E no, non è facile, non è proprio per niente facile. E questo è il motivo, o almeno uno dei motivi, per cui tante volte nel tuo cammino ti trovi e ti troverai a sentirti divisa in due. Una parte di te che anela la libertà e la vera vita che ora, grazie ai primi percorsi che hai fatto, hai intravvisto e l’altra parte di te, quella plasmata dalla chiesa dentro, che continua a demonizzarla quella libertà, quella vita vera.

Vuoi essere te stessa, ma essere pienamente te stessa significa andare contro quella serie di regole che hai respirato e di cui sei stata nutrita sin dalle prime ore della tua vita, regole e imposizioni che porti nel DNA e una parte di te, quella che vuole uniformarsi e stare al sicuro nella sua gabbietta che conosce tanto bene, non ce la fa e oppone resistenza.

Vai al tal incontro e una matta ti dice che fare questa cosa qui o non fare quella cosa là non è peccato. Segui il tal altro corso e un’altra matta tentatrice ti dice che tu sei più importante di come ti hanno sempre raccontato, che tu sei il centro della tua vita, che solo se prima ami te stessa poi sei in grado di amare davvero gli altri, che ti meriti tutto ciò che vuoi e che finché non inizi a metterti al primo posto la tua non sarà vita ma solo schiavitù e altre stranezze del genere.

E tu per un po’ ti illumini e gioisci, perché la tua anima lo sa che è come stai sentendo, ma poi ti distrai un attimo e la Chiesa dentro prende di nuovo il sopravvento e cominci a raccontarti che non è vero, che non puoi mettere te davanti agli altri perché è da egoisti e essere egoiste è proprio un brutta roba… che poi in realtà cosa significa essere egoista nemmeno lo sai davvero, sai solo quello che ti hanno sempre raccontato e cioè che tutta una serie di cose se le fa/non-fa tuo marito o fratello o amico o figlio è normale che le faccia/non-faccia e se invece le fai/non-fai tu è da egoiste e le persone, o meglio le donne egoiste, cioè tutte quelle che non si ammazzano di fatica per il benessere e il godimento altrui, non meritano la felicità e nemmeno il rispetto di chi hanno attorno e di certo non andranno in paradiso.

E allora che si fa?

Solo andiamo avanti, passo dopo passo, in quel percorso di liberazione da questo devastante morbo che è la chiesa dentro, facendo del nostro meglio per ascoltare la pancia, l’intuito, la voce dell’anima più spesso di quanto ascoltiamo quella delle credenze limitanti che ci tengono in gabbia.

Andiamo avanti, tenendoci a braccetto, per sostenerci l’una con l’altra nel nostro camminare in quella ribellione che molte volte è difficile da sostenere ma che è l’unica via che porta al vero cambiamento.

Andiamo avanti a passo di danza, gioendo e riempiendoci di ogni ballo e di ogni sorriso che ne nasce, consapevoli che siamo l’Avanguardia del Cambiamento e che tutto ciò che noi creiamo oggi pone le basi per ciò che vivranno le nostre figlie e le figlie delle nostre figlie e le figlie delle figlie delle figlie…

Andiamo avanti, danzando e cantando, e ad ogni passo scuotendoci di dosso un po’ di quella chiesa dentro, sapendo che probabilmente non ci basterà questa vita per liberarcene completamente, ma sapendo anche che tutta la pulizia che facciamo in noi in questa vita ci permetterà di partire avvantaggiate nella prossima.

Andiamo avanti dando ogni giorno più valore e importanza alla nostra gioia, alla nostra felicità, alla nostra vita e a ciò che vogliamo da essa, senza sentirci incapaci o da meno delle altre se alle volte non ce la facciamo, se alle volte quell’accidente di chiesa dentro ha ancora il sopravvento… ce ne siamo accorte, ne prendiamo atto, ci diamo una bella pacca sulla spalla perché l’abbiamo riconosciuta e torniamo a danzare fino al Nuovo Mattino.

 

 

photo Antico Colle by Nadia Meneghetti

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2 Comments

  1. Lucia ha detto:

    Sì, andiamo avanti! Grazie Nadia

  2. Alberta Rossi ha detto:

    Grazie per questa riflessione Nadia, così tristemente vera e reale… e pensare che il vangelo dice “Ama il prossimo tuo come te stesso” e invece ti insegnano a mettere prima l’altro e poi te stesso e non ad “amare” perché amare significa anche amarsi…

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