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Chi ha paura dell’Entusiasmo?

“Sto cercando di non farmi prendere dall’entusiasmo, Lloyd”
“Per quale ragione, sir?”
“Perché mi solleverà come al solito per poi abbandonarmi di colpo e farmi precipitare col morale a terra”
“Se mi permette, sir, credo che sia importante ogni tanto toccare il cielo con un dito”
“Per quale ragione. Lloyd?”
“Per ricordarsi che non è poi così in alto, sir”
“Grazie, Lloyd”
“Buona giornata, sir

da Vita con Lloyd  di Simone Tempia

 

 

Sono fermamente convinta del fatto che il caso non esista, così quando succede qualcosa di particolare o insolito cerco sempre di vederne il perché, di capire cosa quell’episodio o quell’incontro mi stanno dicendo.

A volte il perché è evidente come un tabellone pubblicitario a Time Square. Altre volte il perché non è immediato e serve la pazienza di vedere cosa accadrà dopo. Altre volte ancora trovare il senso di quello che è accaduto è faticoso perché lo sto guardando dal punto di vista sbagliato e quelle sono le volte in cui alla domanda “fammi capire” la risposta arriva inattesa attraverso un pensiero improvviso, un’immagine, una scritta che trovo per strada.

Così quando stamattina mi è apparso questo dialogo tra Lloyd e Sir non ho avuto dubbi sul fatto che fosse molto più di un post capitato per caso sulla mia home.

Ci hai mai pensato a questa cosa dell’Entusiasmo e del suo opposto, messer Sconforto, e a come questi due tipi si presentino in costante alternanza nella tua vita?

Un momento prima sei alle stelle e un momento dopo ti ritrovi in una sorta di abisso che alle volte sembra essere tanto più profondo quanto più in alto era la stella che hai toccato.

In realtà, il più delle volte, non sei finita nell’abisso, sei semplicemente tornata a terra.

Come quando raggiungi la cima di una montagna e poi ridiscendi. Più alta è la vetta che hai raggiunto e più ti sembra in basso la valle quando ci torni. E l’impressione che lascia questo divario è ancora più forte se anziché a piedi sali in funivia; con la funivia infatti, la discesa è talmente rapida che alle volte hai davvero la sensazione di essere precipitata a valle.

Quel momento di sconforto che spesso segue il momento di entusiasmo, ha l’arte di presentarsi tanto più profondo quanto maggiore è stata la gioia del momento precedente. Ma è solo una sensazione che viene dal contrasto. In realtà sei semplicemente tornata al tuo stato abituale che però rispetto al picco in alto ora sembra un picco in basso.

I momenti di entusiasmo sono fantastici e danno tantissima carica e vorremmo viverci dentro per sempre. Solo che da qualche parte nella nostra testa c’è un ostacolo a questo: l’idea che possano essere solo momenti e che l’entusiasmo possa esprimersi solo nei riguardi di situazioni molto particolari. Ed è questo che ci frega e che rende abisso di sconforto il momento in cui l’entusiasmo ci abbandona.

Ma c’è di più. C’è la memoria. La memoria di come tutte le volte che abbiamo toccato le stelle poi ne siamo precipitate giù. La memoria delle volte in cui l’impatto con la terra è stato doloroso. La memoria della sofferenza provata quando ci siamo rese conto di non essere più sulle stelle ma di nuovo a terra, con le solite cose di sempre che sembrano ancora più pallide e grigie dopo esserci immerse in tanta luce.

Ed ecco che arriva Lloyd, il maggiordomo che tutti vorremmo avere, che porta alla nostra attenzione un diverso modo di osservare le cose:

Toccare il cielo con un dito, anche se solo di tanto in tanto, è importantissimo perché ci ricorda che il cielo c’è e non è poi così in alto!

Ti accorgi anche tu di come questa frase cambi completamente la prospettiva con cui guardiamo Stelle e Stalle?!

La prima cosa a cui mi fa pensare questo dialogo tra Lloyd e Sir è la brutta abitudine che abbiamo di vedere il bicchiere mezzo vuoto.

Siamo state su una stella, ci siamo riempite della sua luce e poi quando torniamo a terra invece di usare quella luce che ora abbiamo dentro per illuminare il nostro intorno, ci lasciamo avvolgere dalla sua apparente oscurità.

Invece di tenere nel cuore la gioia che abbiamo provato nel raggiungere la vetta lo riempiamo della tristezza per non essere più là.

Invece di mantenere l’attenzione sulla bellezza e sulla positività della situazione appena vissuta e su come ci abbia reso più forti e migliori, ci focalizziamo su come ci siamo sentite sperdute quando la situazione straordinaria ha lasciato il posto all’ordinarietà.

È un fattaccio questo, perché questa abitudine che abbiamo di dar maggiore energia al momento di sconforto che a quello di entusiasmo ci porta ad aver quasi paura dell’entusiasmo, tanto da cercare di evitarlo pur di non provare la sensazione di sconforto che spesso lo segue.

Ma che triste e vuota vita avremmo se non permettessimo mai all’entusiasmo di avvolgerci solo per la paura che poi finisca?!

E succede che, ponendo più attenzione al momento di sconforto che a quello di entusiasmo, non solo finiamo con l’attirare a noi più sconforto che entusiasmo (come ci insegna la Legge di Attrazione) ma finiamo persino con il dimenticare che non ci serve raggiungere le stelle per vivere i momenti di entusiasmo.

Non serve arrivare in vetta per toccare il cielo con un dito, possiamo farlo anche stando sdraiate nell’erba in un prato a valle, basta che ci ricordiamo che sopra e attorno a noi c’è il cielo e di quanto sia bello toccarlo.

 

 

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